Roma - Piazza del Popolo.
Nella sua Bombay i bambini giocano a cricket per strada, con una palla di gomma rossa, e anche se il battitore colpisce fortissimo e tira giù il vetro di una finestra, nessuno si arrabbia. Il vetro si riaggiusta da solo in pochi secondi, e il gioco riprende. L'arbitro è il vecchio padrone di una tabaccheria. Anche se non può concentrarsi troppo perchè deve vendere sigarette, "paan" e "supari", è così dotato che riesce a ricostruire mentalmente l'intera partita, palla dopo palla. Il lanciatore tira nei modi più strani. Prende la rincorsa all'indietro, senza nemmeno controllare i paletti e scaglia la palla alta nel cielo, se il battitore attende con pazienza che la palla ricada, cosa per cui possono volerci da uno a sette minuti. Quando finalmente la palla cade, gira così forte che dà le vertigini. (dal romanzo di Anosh Irani "Il bambino con i petali in tasca")
domenica 31 maggio 2015
venerdì 29 maggio 2015
Era così bella e seducente...
Will era così sexy e Jack lo desiderava a tal punto che non poteva credere di non essere ricambiato. Cosa sarebbe successo se Jack gli fosse scivolato vicino e gli avesse messo una mano sull'inguine, come Edward aveva fatto con lui? Sarebbe stato come quel pomeriggio con Rebekkah, quando erano entrambi su di giri e lui si era fatto avanti e si sentiva uno stupratore ma poi aveva scoperto che anche lei aveva voglia di scopare? O forse no. E se Will l'avesse respinto e si fosse messo a guardarlo spaventato, indignato, schifato? Forse la situazione era un pò come la musica che stavano ascoltando. Era così bella e seducente che sicuramente anche Will ne stava godendo, sebbene due settimane prima fosse stato categorico nel dichiarare di odiare in toto la musica pop. "Non è neanche musica, non so nemmeno cosa ci sia da stare ad ascoltare - è rumorosa, banale, ha un ritmo monotono, è prevedibile ed è anche troppo breve e inconcludente. Non ha uno sviluppo. Non è niente. Niente!"
Era così facile, guardando Will da fumato, convincersi che fosse la voce un pò monocorde di Dionne Warwick a stregarlo fluttuando sopra quegli ammassi di archi, così come era impossibile resistere alla suggestione di un Will eccitato, a cui non sarebbe dispiaciuto essere inghiottito dalla calda, umida bocca di un amico. Lo stava solo immaginando o quella piega nei pantaloni si stava ingrossando, trasformandosi in un'erezione un battito dopo l'altro? Will faceva finta di sonnecchiare ma sapeva benissimo che Jack stava fiutando la sua eccitazione, anche da laggiù. Ma Jack non fece nulla e quell'attimo si paralizzò, come il sorriso su un volto carbonizzato. Per fortuna. Perchè subito dopo Will si stirò e si sedette e parlò con il suo viso austero, quasi gotico. "Malgrado quella musica zuccherosa mi sono addormentato. Come fai ad ascoltare quella robaccia?" (dal libro "Jack Holmes e ilsuo amico" di Edmund White)
Era così facile, guardando Will da fumato, convincersi che fosse la voce un pò monocorde di Dionne Warwick a stregarlo fluttuando sopra quegli ammassi di archi, così come era impossibile resistere alla suggestione di un Will eccitato, a cui non sarebbe dispiaciuto essere inghiottito dalla calda, umida bocca di un amico. Lo stava solo immaginando o quella piega nei pantaloni si stava ingrossando, trasformandosi in un'erezione un battito dopo l'altro? Will faceva finta di sonnecchiare ma sapeva benissimo che Jack stava fiutando la sua eccitazione, anche da laggiù. Ma Jack non fece nulla e quell'attimo si paralizzò, come il sorriso su un volto carbonizzato. Per fortuna. Perchè subito dopo Will si stirò e si sedette e parlò con il suo viso austero, quasi gotico. "Malgrado quella musica zuccherosa mi sono addormentato. Come fai ad ascoltare quella robaccia?" (dal libro "Jack Holmes e ilsuo amico" di Edmund White)
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giovedì 28 maggio 2015
Quella oscena colata di case corrose dalle piogge e...
Qualche volta me ne andavo in giro per il parco da solo, e mi fermavo sull'orlo dello strapiombo a guardare la città di sotto che si apriva come un ventre tumefatto in mezzo ai fumi e al chiasso furioso che lassù arrivava ovattato. Il mare sembrava immobile e oleoso anche nei giorni di vento, e la luce accecante della primavera faceva apparire ancora più oscena la colata di case corrose dalle piogge e dall'incuria. (tratto dal libro "Di questa vita menzognera" di Giuseppe Montesano)
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mercoledì 20 maggio 2015
Rafforzare la pazienza e la compassione...
I tibetani dicono che il nemico è un grande maestro, perchè solo un nemico ti aiuta a rafforzare la pazienza e la compassione. (dal film "Sette anni in Tibet", Brad Pitt)
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lunedì 11 maggio 2015
Il ragazzo della porta accanto...
Jack era alto e slanciato e aveva addominali duri come il guscio di una tartaruga. I suoi capelli lisci si potevano definire biondo sporco, per quanto lui li tenesse pulitissimi lavandoli con lo shampoo Breck, un prodotto per donne. Le compagne a cui Jack era simpatico dicevano che aveva un aspetto da ragazzo della porta accanto, mentre quelle a cui piaceva davvero vedevano in lui il lanciatore di una squadra di baseball. A ogni complimento o cenno di interesse nei suoi confronti esultava (cosa di cui si pentiva all'istante). Si chiedeva se i suoi bizzarri genitori fossero coscienti del suo valore. Il sabato sera i ragazzi del collegio guardavano un film con le ragazze della scuola femminile gemellata con la loro. I ragazzi, soprattutto i convittori, con le donne erano goffi come monaci, ed era sempre un'impresa convincerli a rivolgere la parola alle loro ospiti durante il rinfresco a base di biscotti e sidro analcolico che seguiva la proiezione. I non convittori, che di solito passavano il fine settimana a casa, erano molto più a loro agio quando gli capitava di partecipare a quelle serate. Se non altro trattavano le donne come esemplari della stessa specie, mentre i convittori deglutivano imbarazzati, cambiavano colorito e si prendevano a gomitate nelle costole, quasi che le ragazze fossero cose preziose di cui avere soggezione, come cavalli purosangue appena acquistati.
Jack andava d'accordo con maschi e femmine perchè era il classico "bravo ragazzo". Aveva l'abitudine di porre domande insolite e molto precise anche a completi estranei. A una mostra fotografica studentesca poteva, senza alcun preambolo, chiedere alla persona in piedi accanto a lui: "Si vede proprio che sono scatti dello stesso fotografo, eh? I soggetti sembrano tutti usciti dagli anni Trenta." Per quanto strano fosse l'approccio, a Jack bastava che l'interlocutore gli dicesse come la pensava. Gli dava l'impressione che si conoscessero da una vita. (tratto dal libro "Jack Holmes e il suo amico" di Edmund White)
Jack andava d'accordo con maschi e femmine perchè era il classico "bravo ragazzo". Aveva l'abitudine di porre domande insolite e molto precise anche a completi estranei. A una mostra fotografica studentesca poteva, senza alcun preambolo, chiedere alla persona in piedi accanto a lui: "Si vede proprio che sono scatti dello stesso fotografo, eh? I soggetti sembrano tutti usciti dagli anni Trenta." Per quanto strano fosse l'approccio, a Jack bastava che l'interlocutore gli dicesse come la pensava. Gli dava l'impressione che si conoscessero da una vita. (tratto dal libro "Jack Holmes e il suo amico" di Edmund White)
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giovedì 7 maggio 2015
Lo vedevo sconosciuto...
In quell'esatto momento Andrea uscì dai perimetri della mia vita e non so con quale coraggio mi fece il suo "in bocca al lupo" per il locale. Mi rendevo sempre più conto di quanto fosse imbecille. Mai una volta gli era passato per la testa non dico di chiedermi scusa , ma quantomeno di giustificare o spiegare anche successivamente la sua uscita di scena dal Red Deer, dopo tutti i suoi propositi eccellenti, i discorsi e i sogni di Londra, l'entusiasmo infiammato. E da un giorno all'altro, era stato come se il club non l'avesse mai riguardato. Per un attimo volli vederlo complice, quando si rammaricava che non avevamo ancora trovato niente in cui tuffarci, neanche un pezzetto di nuvola a cui aggrapparci per raggiungere il futuro, ancora inesistente. Anche se era sincero, stavolta non aveva fatto in tempo, era arrivato tardi e non c'era più posto per lui. Solo io l'avevo riscaldato di certezze, e non me ne facevo più niente delle sue bugie. Lo vedevo sconosciuto all'improvviso. Lo vedevo per la prima volta. Cosa voleva questo estraneo nella mia cucina, a tavola con me, mi chiedevo. E mi dava fastidio anche il rumore del suo bicchiere ora vuoto, con dentro il cucchiaino sporco e biancastro. Ad Andrea il latte piaceva zuccherato. Ma il passato era finito e si capovolgeva nel mio bicchiere mentre lui, nonostante il mio rifiuto, mi versava ancora latte; si capovolgeva nei cerchi alla base, nel liquido bianco che piano piano saliva, fino al bordo. Ma non toccai quel bicchiere. Stavolta no. Quando Andrea se ne andò, gettai la nostra storia nel cesso, come carta igienica. Era finita. Quella volta lo dissi io. (dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
1.2. Opere di Diego Tolomelli.
1.2. Opere di Diego Tolomelli.
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mercoledì 6 maggio 2015
L'impeto del desiderio...
Gli passai le mani tra i capelli, gli presi le mani e le dita, poi avvicinai la bocca alle sopracciglia, alle palpebre, lasciando un'impronta di saliva. Scesi sulle guance ruvide, poi il mento, il pomo d'Adamo rigido e orgoglioso. Il collo, il petto seminudo. Giocai con la peluria, irta, nera. Le mie mani entrarono nella sua camicia, la sbottonai, gli accarezzai i pettorali. Appoggiai la testa sul suo ventre, con le dita sentii il rigido degli addominali. Lo esplorai e lo baciai aggressivo, cercando ristoro di sensi smaniosi. Andai più giù, la pelle aveva il segno dei jeans, stretti sulla vita. Quando avvertii il suo sesso inturgidirsi provai un piacere acuto e struggente, mi sembrò di placare un istinto primordiale. Lo superai passandoci sopra le mani, infilandole nell'interstizio semichiuso della lampo metallica, gli sbottonai i jeans. Continuai a farmi tenero tra le sue braccia, tra le sue gambe, scovando strati di pelle con la lingua; mi rotolai da destra a sinistra cercando un appiglio, qualcosa da possedere. Appoggiai le labbra sul suo pene eretto e lo accolsi dentro di me. Fu finalmente mio. Mi piaceva il suo sapore fra le lenzuola stropicciate di bianco. Gli occhi seguirono la curiosità delle dita, le mani strinsero il vigore del corpo, la bocca assaporò l'impeto del desiderio. Andrea ricambiò i miei gesti come in uno specchio fatato, sembrava un angelo venuto da un regno incantato. Un principe indiano. O forse no. Un dio.
E come un dio alzò la mia testa, se la portò sulla spalla massiccia. Mosse il bacino, mi girò prima staccandosi e poi riavvicinandosi piano. Spinse, prima delicato poi irruente. E poi altre volte. Quando esausto si fermò, i miei glutei vibravano lenti. Posò la testa sulla mia schiena, sulla curva della spina dorsale. Sentii i capelli scendere, sorrisi, provai a cercare dietro di me qualcosa da toccare: il naso, le orecchie, un labbro. Provai a rigirarmi ma il peso del suo corpo non mi permise di farlo. Si alzò appena qualche centimetro in aria, teso sulle braccia. Ricominciò piano senza dire una sola parola. Ci possedemmo profondamente, a lungo. Poi ci distendemmo supini, uno accanto all'altro, immobili. Inanimati. (tratto dalo libro "Latte acido" di Rossella Longo)
1. Opera di Volodia Popov; 2. Opera di Viktor Sheleg (Black and Red).
E come un dio alzò la mia testa, se la portò sulla spalla massiccia. Mosse il bacino, mi girò prima staccandosi e poi riavvicinandosi piano. Spinse, prima delicato poi irruente. E poi altre volte. Quando esausto si fermò, i miei glutei vibravano lenti. Posò la testa sulla mia schiena, sulla curva della spina dorsale. Sentii i capelli scendere, sorrisi, provai a cercare dietro di me qualcosa da toccare: il naso, le orecchie, un labbro. Provai a rigirarmi ma il peso del suo corpo non mi permise di farlo. Si alzò appena qualche centimetro in aria, teso sulle braccia. Ricominciò piano senza dire una sola parola. Ci possedemmo profondamente, a lungo. Poi ci distendemmo supini, uno accanto all'altro, immobili. Inanimati. (tratto dalo libro "Latte acido" di Rossella Longo)
1. Opera di Volodia Popov; 2. Opera di Viktor Sheleg (Black and Red).
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martedì 5 maggio 2015
I suoi occhi erano perle nere...
Le dissi che era venuto a trovarmi Andrea per fare due chiacchiere nel mio nuovo appartamento sopra il locale. Era situato al primo piano, me l'avevano affittato per poche centinaia di migliaia di lire al mese e per me era stato un vero affare considerata la mia triste situazione economica. "Fantastico!" disse lei, anche se non capii se parlava di Andrea o dell'appartamento. Andrea tornò a farmi visita. Annoiatosi di Anna, rientrò di sghembro nella mia vita e nel mio letto. I suoi occhi erano perle nere che luccicavano dagli zigomi sporgenti, lo sguardo liquido mi pervase tutto. Il portamento sicuro, seducente, sembrava sussurrasse misteriose leggende dell'abbisso cristallino dei suoi silenzi. Andrea mi guardò. Scrutò la mia camera, gli oggetti allineati, il letto di legno. Senza parlare mi avvicinai a lui, sentii quel profumo a me subito familiare. Fui attratto dagli occhi profondi, dalle labbra carnose, dal corpo ambrato. Senza opporre alcuna resistenza mi abbandonai a lui come ne fossi calamitato. Mentre bruciavo di voglia tramutavo le mie pulsazioni in piccoli gesti, ora delicati, ora virili. Fuori l'aria era stanca. La città era appesantita e oppressa dall'afa. I vicini erano al mare, pure il gatto si erano portati. Mi ero abituato al suo miagolio. L'asfalto era cotto dal sole, le vie lunghe e sfocate dal caldo. Solitudine. Sembrava una condizione priva di forme di vita, nè voci nè suoni, un'amorfa dimensione opalescente, senza volume. Abbandono. (tratto dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
Foto 1. Museo Chiaramonti, (Musei Vaticani Roma); 2. Palacio Carlos V Alhambra.
Foto 1. Museo Chiaramonti, (Musei Vaticani Roma); 2. Palacio Carlos V Alhambra.
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lunedì 4 maggio 2015
Quello che ci capitò in quei giorni fu esagerato...
La sera del tappeto, della cena cinese e del cinema iniziò una storia di fantascienza, proprio come i discorsi di Andrea. Stentavo a crederci. Andrea mi prese la mano come mai prima e mi condusse a vedere quello che c'è dopo la neve, quello che non vedi neanche quando stai fatto fino all'anima. Mi portò in mondi nascosti dove nessuno mi aveva mai portato, dove niente poteva stare in quel momento oltre il cielo e il fuoco, ancora più avanti sino alla fine del mondo. Andrea mi chiese, sfiorandomi di sospiri baciati come l'offerta di una vergine, io mi sentii chiesto e risposi. A quella voce tanto attesa, desiderata con tutto me stesso per così lungo tempo. Non cercai spiegazioni a quel cambiamento. Le relazioni, specie quelle più difficili e delicate, assumono improvvise e diverse configurazioni modificandosi, talvolta, senza una razionale motivazione.
Forse perchè noi stessi decidiamo che è giunto il momento di cessare il fuoco e di ricongiungerci con la nostra parte vera, quella che sola ascolta ciò che desideriamo e che resta la nostra parte migliore. Dopo quella sera, in cui io e Andrea intrecciammo i nostri corpi alle nostre anime, ne seguirono ancora altre meravigliose, curiose. Segretamente scoprimmo la città di cui nessuno ci aveva mai parlato, assaporammo morbosamente il piacere che i nostri genitori non ci avevano mai spiegato. Pensai a papà che mi aveva comprato i profilattici l'estate in cui ero andato a Riccione e a mamma che mi lasciava da solo con Laura per fare l'amore e noi a parlare, invece, sempre e solo parlare, io che non la volevo, spinto fuori dal suo corpo di curve. Quello che ci capitò in quei giorni fu esagerato. Non trovo altre parole. Aveva ragione Andrea sulle storie di viaggi in altre mondi, prima o poi si avverano. Quando meno te l'aspetti, quando stai al cenone di Capodanno o in un negozio d'abbigliamento a misurarti i pantaloni. (tratto dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
Foto 1.2. Acquario Moby Dick del Parco Leonardo di Fiumicino (Roma)
Forse perchè noi stessi decidiamo che è giunto il momento di cessare il fuoco e di ricongiungerci con la nostra parte vera, quella che sola ascolta ciò che desideriamo e che resta la nostra parte migliore. Dopo quella sera, in cui io e Andrea intrecciammo i nostri corpi alle nostre anime, ne seguirono ancora altre meravigliose, curiose. Segretamente scoprimmo la città di cui nessuno ci aveva mai parlato, assaporammo morbosamente il piacere che i nostri genitori non ci avevano mai spiegato. Pensai a papà che mi aveva comprato i profilattici l'estate in cui ero andato a Riccione e a mamma che mi lasciava da solo con Laura per fare l'amore e noi a parlare, invece, sempre e solo parlare, io che non la volevo, spinto fuori dal suo corpo di curve. Quello che ci capitò in quei giorni fu esagerato. Non trovo altre parole. Aveva ragione Andrea sulle storie di viaggi in altre mondi, prima o poi si avverano. Quando meno te l'aspetti, quando stai al cenone di Capodanno o in un negozio d'abbigliamento a misurarti i pantaloni. (tratto dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
Foto 1.2. Acquario Moby Dick del Parco Leonardo di Fiumicino (Roma)
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domenica 3 maggio 2015
Non capivo niente, avevo il respiro...
Il tredici marzo avvenne, però, una cosa del tutto inaspettata. Una sera Andrea mi convinse ad andare al cinema a vedere uno di quei soliti splatter di cadaveri putrefatti e sgorbi genetici. Schifosi. Lo accontentai. Al cinema si spensero le luci e iniziarono i titoli di apertura, poi le prime scene. Mi disse sottovoce che aveva fame e io non persi occasione per evitare quelle scene da voltastomaco. Andai a prendergli una busta di pop-corn e una Coca-Cola: ero contento di prendermi cura di lui, a prescindere dai suoi rifiuti che avvertivo non essere coerenti. Andrea mi ringraziò col suo sorriso a bocca intera, che ricostruivo a memoria data la luce bassa della proiezione. Durante il film infilai la mano sotto il suo cappotto, lo toccai tra le gambe, dentro ai pantaloni, lui non si negò. Finalmente, raggiunsi il suo pene. Lo strinsi, vogliosamente. Diventava sempre più duro. Lui mise la sua mano sulla mia. All'improvviso sentii un calore avvolgermi dentro, un brivido dalle dita irrorarsi lungo le vene fino all'incavo del braccio, espandersi dalle gambe sempre più fitto, denso fino al basso ventre. Non capivo niente, avevo il respiro irregolare, il cuore mi rimbombava nel torace. Non ebbi paura per un attimo, neanche alle scene coi morti viventi. E non mi metteva in imbarazzo l'erezione sotto i miei e i suoi pantaloni. Usciti dal cinema andammo al ristorante cinese, quello all'angolo della strada dover abitavo, proprio sotto casa di Chiara. (tratto dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
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mercoledì 29 aprile 2015
Non essere altezzosi con...
Non dobbiamo essere altezzosi con gli ignoranti: la loro sensibilità è spesso troppo profonda per sfidare la precisione dei numeri o i ghirigori di una lettera dell'alfabeto. A 11 anni Picasso non capiva ancora l'aritmetica perchè per lui il numero "sette" era una naso capovolto. (Norman Mailer del "New York Times Magazine)
sabato 25 aprile 2015
Sud, scavame ‘a fossa...
Sud, scavame ‘a fossa,
voglio muri’ cu te!
Mmiez’ ‘e penziere d’ ‘a gente
dint’ ‘a chest’aria ‘e turmiente.
Sud, scavame ‘a fossa,
voglio muri’ cu te...
‘Ncopp’ ‘o presepio a Natale,
dint’ a ‘nu cuopp’ ‘e giurnale. (di Pino Daniele)
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domenica 19 aprile 2015
Il porto tranquillo...
Non il giovane è felice, ma il vecchio che ha vissuto una vita bella. Infatti il giovane nel fiore della età è sempre in balia della sorte; il vecchio invece è approdato alla vecchiaia come a un porto tranquillo e di tutti i beni che prima aveva con dubbio sperato ora ha sicuro possesso nella tranquilla gioia del ricordo. (Epicuro dell'isola di Samo, filosofo)
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venerdì 17 aprile 2015
Rapidi fuggono gli anni...
Rapidi fuggono gli anni e non esiste fede o preghiera che possa aiutarti a ritardare l'assalto delle rughe, l'incalzare della vecchiaia e l'ineluttabilità della morte. (Quinto Orazio Flacco "Orazio", poeta)
mercoledì 15 aprile 2015
C'è differenza tra chi ha un amico e chi lo cerca...
Opera di Renso Castaneda.
Tra chi ha un amico e chi lo cerca c'è differenza, come tra il contadino che miete e quello che semina. Il filosofo Attalo era solito dire che farsi un amico dà più gioia che averlo, "come al pittore procura più gioia l'atto di dipingere che l'opera finita." L'attendere con zelo a un lavoro dà di per sé un grande piacere: non ne prova, invece, uno uguale chi, finita un'opera, toglie mano. Gode ormai del frutto della sua arte: dipingendo, invece, godeva dell'arte stessa. I figli adolescenti dànno più frutti, ma da piccoli ci dànno una felicità più dolce. (Lucio Anneo Seneca "Lettere a Lucilio" - Libro Primo, capitolo 9°, paragrafo 7°)
Tra chi ha un amico e chi lo cerca c'è differenza, come tra il contadino che miete e quello che semina. Il filosofo Attalo era solito dire che farsi un amico dà più gioia che averlo, "come al pittore procura più gioia l'atto di dipingere che l'opera finita." L'attendere con zelo a un lavoro dà di per sé un grande piacere: non ne prova, invece, uno uguale chi, finita un'opera, toglie mano. Gode ormai del frutto della sua arte: dipingendo, invece, godeva dell'arte stessa. I figli adolescenti dànno più frutti, ma da piccoli ci dànno una felicità più dolce. (Lucio Anneo Seneca "Lettere a Lucilio" - Libro Primo, capitolo 9°, paragrafo 7°)
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martedì 14 aprile 2015
La via giusta...
Opera di Joseph Sheppard "Volleyball".
Mostro agli altri la via giusta: io l'ho conosciuta tardi e stanco del lungo errare. Grido: "Evitate tutto ciò che piace al volgo e che viene dal caso; fermatevi sospettosi e pavidi di fronte ad ogni bene fortuito: l'esca alletta fiere e pesci e li inganna. Li credete doni della fortuna? Sono trappole. Chi di voi vuole vivere una vita sicura, eviti il più possibile questi beni vischiosi, che tradiscono, noi, poveri infelici, anche in questo: pensiamo di tenerli in pugno e, invece, ci siamo attaccati. (tratto da: "Lettere a Lucilio" di Lucio Anneo Seneca - Libro Primo, capitolo 8, paragrafo 3°)
Mostro agli altri la via giusta: io l'ho conosciuta tardi e stanco del lungo errare. Grido: "Evitate tutto ciò che piace al volgo e che viene dal caso; fermatevi sospettosi e pavidi di fronte ad ogni bene fortuito: l'esca alletta fiere e pesci e li inganna. Li credete doni della fortuna? Sono trappole. Chi di voi vuole vivere una vita sicura, eviti il più possibile questi beni vischiosi, che tradiscono, noi, poveri infelici, anche in questo: pensiamo di tenerli in pugno e, invece, ci siamo attaccati. (tratto da: "Lettere a Lucilio" di Lucio Anneo Seneca - Libro Primo, capitolo 8, paragrafo 3°)
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domenica 12 aprile 2015
Correre insieme, fino alla meta.
Nell'amore non bisogna mai affrettare il piacere. Molto meglio è protrarlo il più possibile, lentamente, con raffinati indugi. Quando scoprirai i punti in cui lei più gode di essere toccata, non lasciarti prendere da vani pudori e toccala. Vedrai i suoi occhi scintillare di tremulo fulgore, come quando il sole brilla in mille scaglie sull'acqua. E poi verranno i lamenti, il delizioso mormorio e i dolci gemiti e le parole più adatte al caro gioco. Ma tu bada di non andare toppo in fretta e di non lasciarla sola troppo presto, e sta parimenti attento che lei non finisca la corsa prima di te. Correte insieme, fino alla meta. Il godimento è pieno quando l'uomo e la donna si abbandonano inerti, vinti nello stesso istante. (Ovidio "Publio Ovidio Nasone" - 43-18 d.C. - Autore fecondo di varie opere di carattere erotico e mondano)
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mercoledì 8 aprile 2015
Accettami come sono stato fatto da Dio e...
Fissai negli occhi Konradin che, al pari di me, era molto turbato. "E tuo padre?" balbettai. "Oh mio padre! Bè, per lui è diverso. Mio padre si disinteressa delle persone con cui sto. Per lui un Hohenfels sarà sempre un Hohenfels. ovunque sia e chiunque frequenti. Forse se tu fossi una ragazza, sarebbe diverso. Probabilmente ti accuserebbe di volermi incastrare e la cosa non gli andrebbe affatto. Certo, se la ragazza in questione fosse immensamente ricca potrebbe, dico potrebbe, pensare all'eventualità di un matrimonio, ma anche in questo caso non credo che oserebbe urtare i sentimenti di mia madre. Sai, è ancora molto innamorato di lei." Fino a quel momento era riuscito a non perdere la calma, ma tutt'a un tratto, travolto dall'emozione, gridò: "Non guardarmi con quegli occhi da cane ferito! Non sono responsabile di quello che pensano i miei genitori. Oppure credi che sia colpa mia? Vuoi forse accusarmi di tutti i mali del mondo? Non ti sembra che sia arrivato il momento di crescere, di smetterla di sognare e di affrontare la realtà?" Dopo questo sfogo si placò. "Mio caro Hans", disse con grande dolcezza, "accettami come sono stato fatto da Dio e da circostanze indipendenti dallia volontà. (dal libro: "L'amico ritovato" di Fred Uhlman)
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martedì 7 aprile 2015
Sai benissimo che sei il mio unico amico.
Cupid’s Hunting Fields - Edward Burne-Jones.
Parole fiere, ma ormai ero sull'orlo del pianto e credo che avrei dovuto interrompermi se Konradin non mi avesse preceduto. "Ti sbagli, non ho nessuna intenzione di umiliarti. E come potrei? Sai benissimo che sei il mio unico amico. E sai che ti sono affezionato più che a chiunque altro. Sai anche che ero molto solo e che, se ti perdo, perderò l'unico amico di cui possa fidarmi. Come potrei vergognarmi di te, se tutta la scuola è al corrente della nostra amicizia, se siamo sempre assieme? E adesso vieni fuori con questa storia! Come osi accusarmi di una cosa simile?" "Ti credo" gli risposi, rassicurato. "Credo a tutto quello che hai detto. Ma perchè eri così diverso? Avresti potuto rivolgermi la parola per un solo istante, dandomi atto di avermi riconosciuto. Non mi aspettavo molto: un saluto, un sorriso, un cenno della mano sarebbero stati sufficienti. Konradin, tu sei un altro in presenza dei tuoi genitori! Perchè non hai voluto che li conoscessi? Dopotutto tu conosci mio padre e mia madre. Dimmi la verità. Dev'esserci una ragione se non mi hai presentato, ma l'unica a cui posso pensare è il timore che io riesca loro sgradito." (dal libro "L'amico ritrovato" di Fred Uhlman)
Parole fiere, ma ormai ero sull'orlo del pianto e credo che avrei dovuto interrompermi se Konradin non mi avesse preceduto. "Ti sbagli, non ho nessuna intenzione di umiliarti. E come potrei? Sai benissimo che sei il mio unico amico. E sai che ti sono affezionato più che a chiunque altro. Sai anche che ero molto solo e che, se ti perdo, perderò l'unico amico di cui possa fidarmi. Come potrei vergognarmi di te, se tutta la scuola è al corrente della nostra amicizia, se siamo sempre assieme? E adesso vieni fuori con questa storia! Come osi accusarmi di una cosa simile?" "Ti credo" gli risposi, rassicurato. "Credo a tutto quello che hai detto. Ma perchè eri così diverso? Avresti potuto rivolgermi la parola per un solo istante, dandomi atto di avermi riconosciuto. Non mi aspettavo molto: un saluto, un sorriso, un cenno della mano sarebbero stati sufficienti. Konradin, tu sei un altro in presenza dei tuoi genitori! Perchè non hai voluto che li conoscessi? Dopotutto tu conosci mio padre e mia madre. Dimmi la verità. Dev'esserci una ragione se non mi hai presentato, ma l'unica a cui posso pensare è il timore che io riesca loro sgradito." (dal libro "L'amico ritrovato" di Fred Uhlman)
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domenica 5 aprile 2015
Ero ben deciso di appurare la verità...
Frattanto gli Hohenfels, con incedere lento e maestoso, si facevano sempre più vicini. Procedevano uno accanto all'altro e la contessa, che stava nel mezzo, salutava i conoscenti con un cenno del capo o agitando la mano ingioiellata come se fosse stata un ventaglio, mentre i brillanti che le incorniciavano il collo e il capo emanavano raggi di luce simili a gocce di acqua cristallina. Anche il conte chinava leggermente il capo per salutare e lo stesso fece nel vedere il Presidente della repubblica, il quale rispose con un profondo inchino. La folla si apriva al loro passaggio e la regale processione proseguiva il suo cammino senza incontrare ostacoli, altera e minacciosa. Gli Hohenfels distavano ancora una decina di metri dal punto in cui li attendevo, ben deciso di appurare la verità. Non avevo più via di scampo. La distanza si ridusse a cinque metri, poi a quattro. Tutt'a un tratto Konradin mi vide, sorrise, portò la mano destra al bavero come per togliersi un granello di polvere e... mi avevano già superato. Continuarono ad avanzare con solennità, come se stessero seguendo l'invisibile sarcofago di porfido di uno dei Potenti della terra, procedendo al ritmo di una marcia funebre che nessuno udiva, senza smettere di sorridere e di alzare la mano in un gesto quasi benedicente. Quando giunsero all'estremità del foyer li persi di vista, ma qualche istante dopo il conte e la contessa tornarono, questa volta senza Konradin. Continuarono il loro andirvieni, accettando l'omaggio dei presenti. (dal libro di Fred Uhlman "L'amico ritrovato")
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sabato 4 aprile 2015
Mi vide, ne sono certo, perchè...
Per ultimo veniva il conte, che vedevo per la prima volta, un uomo dai capelli e dai baffi grigi, con una stella tempestata di brillanti che mandava bagliori all'altezza del cuore. Si fermarono un attimo, uniti, superiori, perchè la gente li guardasse a bocca aperta, forti di un diritto conferito loro da novecento anni di storia. Finalmente decisero di avviarsi ai loro posti. Il conte avanzò per primo, seguito dalla contessa, sulla cui bella testa danzava l'aurora boreale dei brillanti. Infine si mosse Konradin che, prima di sedersi, si guardò attorno, salutando con un cenno del capo le persone che conosceva con la stessa sicurezza del padre. Tutt'a un tratto mi vide, ma non diede alcun segno di riconoscermi, poi il suo sguardo riprese a vagare per la platea, si levò verso i palchi e tornò ad abbassarsi. Mi vide, ne sono certo, perchè i suoi occhi incontrando i miei, ebbero un guizzo da cui capii che aveva registrato la mia presenza. Poi il sipario si alzò e tanto gli Hohenfels che noi, appartenenti al volgo, precipitammo nell'oscurità fino al primo intervallo. (tratto dal libro "L'amico ritrovato" di Fred Uhlman)
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giovedì 2 aprile 2015
Noi non fummo mai così felici come in quelle settimane.....
Scultura di Paul Dubois, "Narcisse".
Non è che Hanna ed io, dopo il primo giorno delle vacanze di Pasqua, non fossimo più stati felici. Noi non fummo mai così felici come in quelle settimane di aprile. Per quanto quella prima lite, e in genere il nostro litigare, fosse falsato, tutto ciò che il nostro rituale del leggere, far la doccia, fare l'amore e star distesi insieme riusciva a schiudere, ci faceva bene. Inoltre, con l'accusa che io non avrei voluto far vedere che la conoscevo, lei si era assunta un impegno. Se io volevo mostrarmi in giro con lei, lei non poteva sollevare obiezioni di principio. "Ah, non volevi farti vedere con me!": questo non le andava certo di farselo dire. E così, la settimana dopo Pasqua, partimmo in bicicletta, quattro giorni a Wimpfen, Amorbach e Miltenberg. Non ricordo più che cosa dissi ai miei genitori. Che andavo insieme al mio amico Matthias? Con un gruppo? Che andavo a trovare un mio vecchio compagno di classe? E' probabile che mia madre, come sempre, fosse preoccupata, e che mio padre, come sempre, trovasse che lei non aveva motivo di preoccuparsi. Non ero stato appena promosso, cosa che nessuno si aspettava da me? Mentre ero malato non avevo speso i miei soldi. (tratto dal romanzo "The Reader" - "A Voce Alta" dello scrittore Bernhard Schlink)
domenica 29 marzo 2015
Quando qualcuno ti fa un torto...
Quando qualcuno ti fa un torto, pensa subito quale era la concezione del bene e del male che egli aveva nel momento in cui ti faceva torto. Se farai così, proverai compassione di quell'uomo, e non ti sentirai più nè sorpreso nè adirato. Di fatto o hai anche tu la stessa concezione del bene o una simile, e allora non potrai che perdonarlo; oppure non hai la sua stessa concezione del male e del bene, e allora ti riuscirà facile essere indulgente nei confronti di uno che la pensa in modo così sbagliato. (Marco Aurelio Antonino, imoeratore di Roma, 121-180 d.C.)
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mercoledì 25 marzo 2015
Avere una mente sana in un corpo sano.
Opera del pittore russo Victor Nizovtsev.
Se proprio vuoi chiedere qualcosa agli dei, chiedi di avere una mente sana in un corpo sano. Chiedi un animo forte, che non conosca la paura della morte, che consideri una vita lunga l'ultimo dei doni della natura, che sappia sopportare qualunque fatica, che non conosca l'ira, che non desideri nulla e che ritenga le dure fatiche di Ercole e le sue sventure preferibili agli amori venali, ai banchetti e all'ozio. (Marco Aurelio Antonino, imperatore romano, 121-180 d.C.)
Se proprio vuoi chiedere qualcosa agli dei, chiedi di avere una mente sana in un corpo sano. Chiedi un animo forte, che non conosca la paura della morte, che consideri una vita lunga l'ultimo dei doni della natura, che sappia sopportare qualunque fatica, che non conosca l'ira, che non desideri nulla e che ritenga le dure fatiche di Ercole e le sue sventure preferibili agli amori venali, ai banchetti e all'ozio. (Marco Aurelio Antonino, imperatore romano, 121-180 d.C.)
domenica 22 marzo 2015
Sono ore senza sonno, ma non ore insonni...
Foto di David Hamilton.
Che tempi maledetti sono i periodi di malattia nell'infanzia e nell'adolescenza! Il mondo esterno, il mondo del tempo libero in cortile, o in giardino, oppure per strada, penetra nella stanza del malato solo mediante rumori ovattati. Dentro prolifera il mondo delle storie coi loro eroi, di cui il malato legge. La febbre che indebolisce la percezione e acuisce la fantasia, trasforma la stanza del malato in uno spazio nuovo, famigliare ed estraneo al contempo; dei mostri emergono con le loro smorfie dai disegni delle tendine e della tappezzeria, e le sedie, il tavolo, gli scaffali e l'armadio si ergono come montagne, palazzi o navi, tanto vicini da poterli toccare, eppure così lontani. I rintocchi dell'orologio del campanile, il rombo di una macchina che passa e le luci riflesse dei fari, che perlustrano le pareti e il soffitto della stanza, accompagnano il malato attraverso le lunghe ore della notte. Sono ore senza sonno, ma non ore insonni; non ore di carenza ma di pienezza. Desideri, ricordi, paure e voglie combinano dei labirinti in cui il malato si perde, si ritrova e si riperde. Sono ore in cui tutto è possibile, sia nel bene che nel male. (dal Libro "A Voce Alta" di Bernhard Schlink)
Che tempi maledetti sono i periodi di malattia nell'infanzia e nell'adolescenza! Il mondo esterno, il mondo del tempo libero in cortile, o in giardino, oppure per strada, penetra nella stanza del malato solo mediante rumori ovattati. Dentro prolifera il mondo delle storie coi loro eroi, di cui il malato legge. La febbre che indebolisce la percezione e acuisce la fantasia, trasforma la stanza del malato in uno spazio nuovo, famigliare ed estraneo al contempo; dei mostri emergono con le loro smorfie dai disegni delle tendine e della tappezzeria, e le sedie, il tavolo, gli scaffali e l'armadio si ergono come montagne, palazzi o navi, tanto vicini da poterli toccare, eppure così lontani. I rintocchi dell'orologio del campanile, il rombo di una macchina che passa e le luci riflesse dei fari, che perlustrano le pareti e il soffitto della stanza, accompagnano il malato attraverso le lunghe ore della notte. Sono ore senza sonno, ma non ore insonni; non ore di carenza ma di pienezza. Desideri, ricordi, paure e voglie combinano dei labirinti in cui il malato si perde, si ritrova e si riperde. Sono ore in cui tutto è possibile, sia nel bene che nel male. (dal Libro "A Voce Alta" di Bernhard Schlink)
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venerdì 20 marzo 2015
Mi piaceva il suo corpo bagnato...
I giorni seguenti lei aveva il primo turno. Tornava a casa a mezzogiorno, e io marinavo regolarmente l'ultima ora per poterla aspettare sul pianerottolo davanti alla sua porta. Facevamo la doccia e poi l'amore, e poco prima dell'una e mezza mi rivestivo in fretta e furia e sparivo. A casa mia si pranzava all'una e mezza. La domenica, invece, si andava a tavola a mezzogiorno, ma di domenica anche il suo primo turno cominciava e finiva dopo. Io avrei fatto volentieri a meno della doccia. Ma lei era di una pulizia estrema. Faceva la doccia ogni mattina, e a me piaceva l'odore di profumo, di sudore fresco e di tram che lei riportava dal lavoro. Mi piaceva anche il suo corpo bagnato, insaponato; mi lasciavo volentieri insaponare da lei e la insaponavo volentieri, e lei mi insegnò a farlo senza vergogna, con grande accuratezza e una sicurezza naturale nel prendere possesso dell'altro. Anche quando facevamo l'amore lei prendeva possesso di me in modo naturale. (dal libro "A Voce Alta" di Bernhard Schlink)
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sabato 14 marzo 2015
Mi piace l'assoluta semplicità...
Chris Mears
Mi piace l'assoluta semplicità, ecco cosa mi piace. Quando sei in scalata la tua mente è sgombra, libera da qualsiasi confusione: sei concentrato e, ad un tratto, la luce diventa più nitida, i suoni sono più ricchi e tu sei invaso dalla profonda, potente presenza della vita. (Jamyang Jamtsho Wangchuk, dal film "Sette anni in Tibet")
Mi piace l'assoluta semplicità, ecco cosa mi piace. Quando sei in scalata la tua mente è sgombra, libera da qualsiasi confusione: sei concentrato e, ad un tratto, la luce diventa più nitida, i suoni sono più ricchi e tu sei invaso dalla profonda, potente presenza della vita. (Jamyang Jamtsho Wangchuk, dal film "Sette anni in Tibet")
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martedì 10 marzo 2015
L'egoismo si prefigge sempre qualche utile...
Quella che gli uomini hanno chiamato "amicizia" non è altro che un'alleanza, una reciproca cura d'interessi e uno scambio di servigi: insomma, una relazione in cui l'egoismo si prefigge sempre qualche utile. (Francois de La Rochefoucauld, scrittore francese, 1613-1680)
domenica 1 marzo 2015
Questo mondo c'è e ...
Raphael by Carlos Quevedo.
"Questo mondo non è stato fatto da nessuno degli dei nè da nessuno degli uomini, ma c'è sempre stato, c'è e sempre ci sarà, fuoco sempiterno che si accende con misura e con misura si spegne". (Eraclito, il filosofo del divenire - "Pànta Rhei" - "Tutto scorre")
"Questo mondo non è stato fatto da nessuno degli dei nè da nessuno degli uomini, ma c'è sempre stato, c'è e sempre ci sarà, fuoco sempiterno che si accende con misura e con misura si spegne". (Eraclito, il filosofo del divenire - "Pànta Rhei" - "Tutto scorre")
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domenica 22 febbraio 2015
Devi essere come lo scoglio...
Devi essere come lo scoglio contro cui senza posa si infrangono i flutti: se ne sta immobile e intorno a esso finisce per placarsi anche il ribollire delle acque. (Marco Aurelio Antonino)
mercoledì 18 febbraio 2015
Non bisogna rendersi infelici.....
Opera di Guillermo Gomez Gil.
"Non bisogna rendersi infelici prima del tempo: i mali che hai temuto come imminenti forse non verranno mai e, in ogni caso, non sono ancora venuti". (Lucio Anneo Seneca)
"Non bisogna rendersi infelici prima del tempo: i mali che hai temuto come imminenti forse non verranno mai e, in ogni caso, non sono ancora venuti". (Lucio Anneo Seneca)
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venerdì 13 febbraio 2015
Sentirmi felice.
1.2. Opere di Alfredas Jurevicius.
Ci sono momenti come questo in cui riesco a sentirmi felice. Voglio che rimanga tutto così per sempre. Anche se so che per sempre non esiste. (dialogo tratto dal film "Saturno Contro")
domenica 8 febbraio 2015
Le cose che diciamo quando.......
Le cose che diciamo quando siamo stati provocati sono più sincere di quelle che diciamo quando siamo tranquilli. (Cicerone "Marco Tullio Cicerone" di Arpino, 106-43 a.C.)
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domenica 1 febbraio 2015
Una stirpe vale un'altra......
Non ci sono nè figli legittimi nè bastardi, ma solo uomini. Anzi, una stirpe vale un'altra e, se si valuta bene, nobile è chi è virtuoso e bastardo è chi è malvagio. (Menandro di Atene)
Opere di Robert Fenton.
Opere di Robert Fenton.
giovedì 29 gennaio 2015
Il vento del Sud e del Nord....
Il vento del Sud annebbia la vista, intorpida la testa, disturba l'udito, e rende il corpo pesante e stanco. Il vento del Nord, invece, porta con sè tosse, mal di gola, costipazione, ritenzione di orina, brividi e dolori intercostali. (Ippocrate, di Coo, un'isola greca del mare Egeo, 460-377 a.C.)
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giovedì 22 gennaio 2015
Non essere disordinato nelle tue azioni..............
Non essere disordinato nelle tue azioni, nè fumoso nei tuoi discorsi, nè incostante nei tuoi pensieri; evita sia di scoraggiarti sia di esaltarti troppo e concediti un pò di tempo per te stesso. (Marco Aurelio Antonino)
1. Blickling Hall, Norfolk, England; 2. Bodleian Library, Oxford, England.
1. Blickling Hall, Norfolk, England; 2. Bodleian Library, Oxford, England.
mercoledì 14 gennaio 2015
Le ricchezze sono di un grande aiuto nella vita.
Le ricchezze sono di un grande aiuto nella vita e sotto questo aspetto sono preziose: esse fanno sì che una gran parte di coloro che le possiedono non siano costretti, per vivere, a ingannare i loro simili e a mentire. (Platone di Atene, 427-347 a.C., filosofo e discepolo di Socrate)
martedì 6 gennaio 2015
L'ingiuria è l'arma preferita di chi non si rassegna ad ............................................
L'ingiuria è l'arma preferita di chi non si rassegna ad avere torto e immerge la lingua o la penna nel fiele. (Roberto Gervaso)
2. Rio de Janeiro Brazil.
2. Rio de Janeiro Brazil.
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