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domenica 3 marzo 2019

L'ignoranza...

L'ignoranza è una patologia che colpisce molte persone.
I sintomi sono: la cattiveria, la presunzione, l'invidia e la cattiva educazione.
(Principe Antonio De Curtis)

martedì 15 gennaio 2019

Tenerla tra le mie braccia...

Opera di Pablo Picasso, "Pierrot seduto".


Si appoggiò a me e, quando chiusi gli occhi, capii che tutto quello che desideravo era tenerla tra le mie braccia per sempre. (Nicholas Sparks)

domenica 24 giugno 2018

Dipingevo come Raffaello.

Pablo Picasso - Self-portrait.

A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino. (Pablo Picasso).

martedì 28 marzo 2017

Io amo la luna, assai più del sole.

Vulcano dell'Etna 2017.
"Non so... starei ore e ore fermo a guardare il cielo, la luna. Io amo la luna, assai più del sole. Amo la notte, le strade vuote, la morte, la campagna buia, con le ombre, i fruscii, le rane che fanno qua qua, l'eleganza tetra della notte. 
E' bella la notte: bella più del giorno; è silenziosa. Il giorno... che schifo! Le automobili, gli spazzini, i camion, la luce, la gente... che schifo! Io amo tutto ciò che è scuro, tranquillo. 
(Antonio de Curtis, in arte Totò)

martedì 3 novembre 2015

Non sarò mai niente...

Opera di Tomasz Rut.



“Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso volere essere niente. A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo”. (Fernando Pessoa)

giovedì 30 luglio 2015

Amo le virgole...

Amo le virgole. Detesto i punti e virgola. Non hanno nulla a che fare con il raccontare una storia. Ho smesso con le virgolette da un sacco di tempo. Non mi servono, e sembrano cacca di mosca disseminata sulla pagina. (Edgard L. Doctorow)
Scrivere è come guidare nella nebbia. Puoi vedere solo fino a dove arriva la luce dei fari. Ma vuoi comunque proseguire il viaggio fino alla fine. (Edgard L. Doctorow)
Quando scrivi un libro, non pensi in termini di critica. Non vuoi sapere troppo bene cosa stai facendo. Prima scrivi il libro, poi trovi una giustificazione. Il libro nasce come una conversazione in cui un interlocutore parla molto e un altro ascolta molto. (Edgard L. Doctorow)

1.2.3. Opere di Alexander Sulimov.

martedì 30 giugno 2015

Trattenuti sghignazzi sibilanti...

Opera di Gianni Bellini.

Guardandomi intorno mi accorsi che Ruskay's era un ristorante gay. I camerieri erano tutti gay, ed era gay anche l'onnipresente profumo di Windex usato per pulirli. I pavimenti piastrellati come una volta, le luci teatrali, gli scoppi di risate che si trasformavano all'istante in trattenuti sghignazzi sibilanti: tutto aveva un'aria piuttosto gay, anche gli uomini in T-shirt attillate a dispetto del freddo che faceva fuori, e io speravo solo che nessuno dei miei clienti mi vedesse lì. (dal romanzo di E. White "Jack Holmes e il suo amico)

martedì 23 giugno 2015

Eppoi tornò fuori inspirando...

Opera di Irina Karkabi.

Anna nuotava verso di lui e quando gli fu vicina Lorenzo le girò le mani attorno ai fianchi, strinse le natiche tra le mani, salì sulle anche e verso i seni e la baciò violentemente. Le morse il collo e la spalla e sentì il sale tra le labbra, la lingua bagnata e il collo bagnato e la strinse ancora di più contro di sè, premendo contro il seno forte come di un animale nel pieno della vitalità. Mentre lei sospirava, infilò la testa sott'acqua, la baciò ancora con violenza, spinse le labbra sull'ombelico e più giù divaricandole le gambe eppoi tornò fuori inspirando e lei gemeva e lui ricominciò a passarle la lingua sul corpo, ovunque, fin sotto le ascelle bianche e, mentre lei lasciava cadere la testa all'indietro, la prese con una mano tra le gambe. (tratto dal romanzo "Sono comuni le cose degli amici" di Matteo Nucci)


sabato 20 giugno 2015

Quel sorriso invadeva il mio corpo...


"Un sogno bellissimo che non avrei mai potuto immaginare in migliaia di sballi, vidi quella ragazza accanto a me che non era bella finché non sorrise, le ondate di calore che seguirono quel sorriso invadevano il mio corpo e uscivano per le punte delle mie dita come raggi multicolori, poi seppi che da qualche parte del mondo, da qualche parte, c'era l'amore anche per me...." (tratto dal film "The Basketball Diaries"-"Ritorno dal Nulla" con Leonardo Di Caprio "Jim Carroll")
 1.2. Opere di Mel Odom.

domenica 14 giugno 2015

Infilare un dito nel liquido tepore...

Dopo quell'episodio fu tacito tra loro che quando erano soli e si erano scolati qualche birra potevano baciarsi quanto volevano, e Jack poteva sollevarle la maglia, slacciarle il reggiseno, palparle e leccarle i grandi ma delicati seni, e anche passarle dolcemente la lingua intorno ai capezzoli. Di tanto in tanto se erano particolarmente in sintonia lui le sbottonava i jeans e le scostava le morbide mutandine di pizzo, poi infilava un dito nel liquido tepore che lì per lì sembrava accoglierlo ma che avrebbe potuto serrarglisi intorno alle nocche in qualunque momento. (dal romanzo di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico)

sabato 6 giugno 2015

Quante cose di me non ti ho mai detto!

Non avevo raccontato loro che un giorno, girovagando in bicicletta nelle campagne intorno alla casa dei nonni, ero entrato per caso a curiosare in quello che sembrava un rudere e, inaspettatamente, mi ero trovato di fronte a una mucca. Doveva aver partorito da poche ore; ai suoi piedi, con gli occhi ancora trasognati di chi viene da un altro mondo, giaceva il vitellino. Vedendomi, aveva emesso un forte soffio dal naso, come a dire: stammi lontano, non avvicinarti al mio piccolo; guarda, ma non toccare. Non c'era minaccia nel suo sguardo, piuttosto maestà, orgoglio, determinatezza. Aveva il naso umido, gli occhi con lunghe ciglia - neri, lucidi, profondi. Eravamo solo noi tre là dentro, ma era come se, fra i nostri tre sguardi, si fosse raccolto l'universo intero, come se la frammentarietà della mia vita, per un istante, si fosse ricomposta.
C'era stupore, e meraviglia e forza. C'era dono, cura e calore. C'erano le domande e le risposte, tutte raccolte in un unico soffio. Per questo, tornato a casa, con l'ingenuità dei miei dieci anni, avevo proclamato trionfante che avrei avuto una stalla. Quante cose di me non ti ho mai detto! Eravamo talmente giovani, talmente pieni di entusiasmo per il tempo che stavamo vivendo. C'era il presente - il tempo del nostro amore - e il futuro, che sarebbe stato ciò che negli anni a venire avremmo costruito insieme: il lavoro, la casa, i bambini, seguendo l'aspirazione di lasciare il mondo migliore di come l'avevamo trovato. Tutto ciò che era alle spalle non aveva nessuna imporanza, eravamo sicuri che la nostra passione e il nostro amore avrebbero superato ogni ostacolo. (dal romanzo di Susanna Tamaro "Per sempre")
1.2.3. Opere di Brian Richard Taddei.

mercoledì 3 giugno 2015

Sognare a occhi aperti su una vita immaginaria...

Opera di John Singer Sargent, Palazzo Labia, Venice, 1913.

A Jack non andava più a genio l'inaccessibilità di Will rispetto alla costanza della presenza di Peter. Preferiva fare sogni a occhi aperti su una vita immaginaria con Will che vivere la relazione con Peter. Gli piaceva provare a figurarsi come sarebbe stato toccare il corpo di Will e come avrebbe reagito ai suoi stimoli, piuttosto che conoscere a memoria il funzionamento di quello di Peter. Il sesso reale era  troppo carnale, troppo medico, come se il sesso lo costringesse a immergersi nelle pulsazioni e nel sudore, tra i nervi, le valvole e le secrezioni, mentre le fantasie sessuali restavano pure astrazioni, erano spirituali, immateriali. (dal libro "Jack Holmes e il suo amico" di Edmund White")

giovedì 7 maggio 2015

Lo vedevo sconosciuto...

In quell'esatto momento Andrea uscì dai perimetri della mia vita e non so con quale coraggio mi fece il suo "in bocca al lupo" per il locale. Mi rendevo sempre più conto di quanto fosse imbecille. Mai una volta gli era passato per la testa non dico di chiedermi scusa , ma quantomeno di giustificare o spiegare anche successivamente la sua uscita di scena dal Red Deer, dopo tutti i suoi propositi eccellenti, i discorsi e i sogni di Londra, l'entusiasmo infiammato. E da un giorno all'altro, era stato come se il club non l'avesse mai riguardato. Per un attimo volli vederlo complice, quando si rammaricava che non avevamo ancora trovato niente in cui tuffarci, neanche un pezzetto di nuvola a cui aggrapparci per raggiungere il futuro, ancora inesistente. Anche se era sincero, stavolta non aveva fatto in tempo, era arrivato tardi e non c'era più posto per lui. Solo io l'avevo riscaldato di certezze, e non me ne facevo più niente delle sue bugie. Lo vedevo sconosciuto all'improvviso. Lo vedevo per la prima volta. Cosa voleva questo estraneo nella mia cucina, a tavola con me, mi chiedevo. E mi dava fastidio anche il rumore del suo bicchiere ora vuoto, con dentro il cucchiaino sporco e biancastro. Ad Andrea il latte piaceva zuccherato. Ma il passato era finito e si capovolgeva nel mio bicchiere mentre lui, nonostante il mio rifiuto, mi versava ancora latte; si capovolgeva nei cerchi alla base, nel liquido bianco che piano piano saliva, fino al bordo. Ma non toccai quel bicchiere. Stavolta no. Quando Andrea se ne andò, gettai la nostra storia nel cesso, come carta igienica. Era finita. Quella volta lo dissi io. (dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
1.2. Opere di Diego Tolomelli.

mercoledì 6 maggio 2015

L'impeto del desiderio...

Gli passai le mani tra i capelli, gli presi le mani e le dita, poi avvicinai la bocca alle sopracciglia, alle palpebre, lasciando un'impronta di saliva. Scesi sulle guance ruvide, poi il mento, il pomo d'Adamo rigido e orgoglioso. Il collo, il petto seminudo. Giocai con la peluria, irta, nera. Le mie mani entrarono nella sua camicia, la sbottonai, gli accarezzai i pettorali. Appoggiai la testa sul suo ventre, con le dita sentii il rigido degli addominali. Lo esplorai e lo baciai aggressivo, cercando ristoro di sensi smaniosi. Andai più giù, la pelle aveva il segno dei jeans, stretti sulla vita. Quando avvertii il suo sesso inturgidirsi provai un piacere acuto e struggente, mi sembrò di placare un istinto primordiale. Lo superai passandoci sopra le mani, infilandole nell'interstizio semichiuso della lampo metallica, gli sbottonai i jeans. Continuai a farmi tenero tra le sue braccia, tra le sue gambe, scovando strati di pelle con la lingua; mi rotolai da destra a sinistra cercando un appiglio, qualcosa da possedere. Appoggiai le labbra sul suo pene eretto e lo accolsi dentro di me. Fu finalmente mio. Mi piaceva il suo sapore fra le lenzuola stropicciate di bianco. Gli occhi seguirono la curiosità delle dita, le mani strinsero il vigore del corpo, la bocca assaporò l'impeto del desiderio. Andrea ricambiò i miei gesti come in uno specchio fatato, sembrava un angelo venuto da un regno incantato. Un principe indiano. O forse no. Un dio.
E come un dio alzò la mia testa, se la portò sulla spalla massiccia. Mosse il bacino, mi girò prima staccandosi e poi riavvicinandosi piano. Spinse, prima delicato poi irruente. E poi altre volte. Quando esausto si fermò, i miei glutei vibravano lenti. Posò la testa sulla mia schiena, sulla curva della spina dorsale. Sentii i capelli scendere, sorrisi, provai a cercare dietro di me qualcosa da toccare: il naso, le orecchie, un labbro. Provai a rigirarmi ma il peso del suo corpo non mi permise di farlo. Si alzò appena qualche centimetro in aria, teso sulle braccia. Ricominciò piano senza dire una sola parola. Ci possedemmo profondamente, a lungo. Poi ci distendemmo supini, uno accanto all'altro, immobili. Inanimati. (tratto dalo libro "Latte acido" di Rossella Longo)

1. Opera di Volodia Popov; 2. Opera di Viktor Sheleg (Black and Red).

mercoledì 29 aprile 2015

Non essere altezzosi con...

Non dobbiamo essere altezzosi con gli ignoranti: la loro sensibilità è spesso troppo profonda per sfidare la precisione dei numeri o i ghirigori di una lettera dell'alfabeto. A 11 anni Picasso non capiva ancora l'aritmetica perchè per lui il numero "sette" era una naso capovolto. (Norman Mailer del "New York Times Magazine)

mercoledì 15 aprile 2015

C'è differenza tra chi ha un amico e chi lo cerca...

Opera di Renso Castaneda.


Tra chi ha un amico e chi lo cerca c'è differenza, come tra il contadino che miete e quello che semina. Il filosofo Attalo era solito dire che farsi un amico dà più gioia che averlo, "come al pittore procura più gioia l'atto di dipingere che l'opera finita." L'attendere con zelo a un lavoro dà di per sé un grande piacere: non ne prova, invece, uno uguale chi, finita un'opera, toglie mano. Gode ormai del frutto della sua arte: dipingendo, invece, godeva dell'arte stessa. I figli adolescenti dànno più frutti, ma da piccoli ci dànno una felicità più dolce. (Lucio Anneo Seneca "Lettere a Lucilio" - Libro Primo, capitolo 9°, paragrafo 7°)

martedì 14 aprile 2015

La via giusta...

Opera di Joseph Sheppard  "Volleyball".


Mostro agli altri la via giusta: io l'ho conosciuta tardi e stanco del lungo errare. Grido: "Evitate tutto ciò che piace al volgo e che viene dal caso; fermatevi sospettosi e pavidi di fronte ad ogni bene fortuito: l'esca alletta fiere e pesci e li inganna. Li credete doni della fortuna? Sono trappole. Chi di voi vuole vivere una vita sicura, eviti il più possibile questi beni vischiosi, che tradiscono, noi, poveri infelici, anche in questo: pensiamo di tenerli in pugno e, invece, ci siamo attaccati. (tratto da: "Lettere a Lucilio" di Lucio Anneo Seneca - Libro Primo, capitolo 8, paragrafo 3°)

martedì 7 aprile 2015

Sai benissimo che sei il mio unico amico.

Cupid’s Hunting Fields - Edward Burne-Jones.

Parole fiere, ma ormai ero sull'orlo del pianto e credo che avrei dovuto interrompermi se Konradin non mi avesse preceduto. "Ti sbagli, non ho nessuna intenzione di umiliarti. E come potrei? Sai benissimo che sei il mio unico amico. E sai che ti sono affezionato più che a chiunque altro. Sai anche che ero molto solo e che, se ti perdo, perderò l'unico amico di cui possa fidarmi. Come potrei vergognarmi di te, se tutta la scuola è al corrente della nostra amicizia, se siamo sempre assieme? E adesso vieni fuori con questa storia! Come osi accusarmi di una cosa simile?" "Ti credo" gli risposi, rassicurato. "Credo a tutto quello che hai detto. Ma perchè  eri così diverso? Avresti potuto rivolgermi la parola per un solo istante, dandomi atto di avermi riconosciuto. Non mi aspettavo molto: un saluto, un sorriso, un cenno della mano sarebbero stati sufficienti. Konradin, tu sei un altro in presenza dei tuoi genitori! Perchè non hai voluto che li conoscessi? Dopotutto tu conosci mio padre e mia madre. Dimmi la verità. Dev'esserci una ragione se non mi hai presentato, ma l'unica a cui posso pensare è il timore che io riesca loro sgradito." (dal libro "L'amico ritrovato" di Fred Uhlman)

mercoledì 25 marzo 2015

Avere una mente sana in un corpo sano.

Opera del pittore russo Victor Nizovtsev.

Se proprio vuoi chiedere qualcosa agli dei, chiedi di avere una mente sana in un corpo sano. Chiedi un animo forte, che non conosca la paura della morte, che consideri una vita lunga l'ultimo dei doni della natura, che sappia sopportare qualunque fatica, che non conosca l'ira, che non desideri nulla e che ritenga le dure fatiche di Ercole e le sue sventure preferibili agli amori venali, ai banchetti e all'ozio. (Marco Aurelio Antonino, imperatore romano, 121-180 d.C.)

domenica 22 marzo 2015

Sono ore senza sonno, ma non ore insonni...

Foto di David Hamilton.

Che tempi maledetti sono i periodi di malattia nell'infanzia e nell'adolescenza! Il mondo esterno, il mondo del tempo libero in cortile, o in giardino, oppure per strada, penetra nella stanza del malato solo mediante rumori ovattati. Dentro prolifera il mondo delle storie coi loro eroi, di cui il malato legge. La febbre che indebolisce la percezione e acuisce la fantasia, trasforma la stanza del malato in uno spazio nuovo, famigliare ed estraneo al contempo; dei mostri emergono con le loro smorfie dai disegni delle tendine e della tappezzeria, e le sedie, il tavolo, gli scaffali e l'armadio si ergono come montagne, palazzi o navi, tanto vicini da poterli toccare, eppure così lontani. I rintocchi dell'orologio del campanile, il rombo di una macchina che passa e le luci riflesse dei fari, che perlustrano le pareti e il soffitto della stanza, accompagnano il malato attraverso le lunghe ore della notte. Sono ore senza sonno, ma non ore insonni; non ore di carenza ma di pienezza. Desideri, ricordi, paure e voglie combinano dei labirinti in cui il malato si perde, si ritrova e si riperde. Sono ore in cui tutto è possibile, sia nel bene che nel male. (dal Libro "A Voce Alta" di Bernhard Schlink)