E in tutto questo impariamo che la nostra fame
non è solo di pane ma anche di parole che escano dalla bocca dell’altro:
abbiamo bisogno che il pane venga noi spezzato e offerto a un altro, che un
altro ci offra a sua volta il pane, che insieme possiamo consumarlo e gioire,
abbiamo sopratutto bisogno che un Altro ci dica che vuole che noi viviamo, che
vuole non la nostra morte, ma al contrario, salvarci dalla morte. (Enzo
Bianchi, “Il
Pane di Ieri”)
mercoledì 30 settembre 2015
mercoledì 23 settembre 2015
Ma io corro come il vento che soffia...
Lo so che non mi crede se glielo dico, ma io corro come il vento che soffia. E da quel giorno, se andavo da qualche parte, io ci andavo correndo. (Dialogo tratto dal film "Forrest Gump" con Tom Hanks)
lunedì 7 settembre 2015
La memoria del cuore...
The astronomical clock on the St-Paulus-Dom Cathedral in Münster, Germany.
Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato. (“L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcia Marquez)
Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato. (“L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcia Marquez)
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giovedì 27 agosto 2015
Persone comuni e persone intelligenti...
Una tipica differenza che assai spesso emerge nella vita quotidiana tra persone comuni e persone intelligenti è che le prime, nel riflettere e calcolare possibili pericoli, si limitano ad informarsi e a considerare i casi del genere che già sono accaduti; le seconde invece ponderano ciò che eventualmente potrebbe accadere; per cui pensano che, come dice un proverbio spagnolo, "Lo que no acaece en un ano acaece en un rato" (tradotto: Quello che non accade in un anno, accade in un baleno). E' una differenza che dipende, ovviamente, dalle rispettive doti naturali: infatti prospettarsi quello che può accadere richiede intelligenza e senno, invece per considerare quello che è accaduto bastano i sensi. (tratto dal libro "Aforismi sulla saggezza del vivere" di Arthur Schopenhauer)
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sabato 15 agosto 2015
La solitudine è necessaria...
La solitudine è necessaria, ma purchè tu non sia
volgare, dovunque potrai essere in un deserto. (Angelus Silesius)
Smetti di trastullarti col tuo dolore
che come un avvoltoio ti rode la vita:
anche la peggiore compagnia ti fa sentire
che sei un uomo in mezzo agli uomini.
(da Faust 1, vv. 1635-38 di Johann Wolfgang Goethe)
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domenica 9 agosto 2015
Un tacito, continuo rimprovero...
Ti lamenti se hai dei nemici?
Dovrebbero esserti amici forse
coloro a cui il tuo modo di essere
è un tacito, continuo rimprovero?
(dal "Divano occidentale-orientale" di Johann Wolfgang Goethe 1749-1832)
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giovedì 30 luglio 2015
Amo le virgole...
Amo le virgole. Detesto i punti e virgola. Non hanno nulla a che fare con il raccontare una storia. Ho smesso con le virgolette da un sacco di tempo. Non mi servono, e sembrano cacca di mosca disseminata sulla pagina. (Edgard L. Doctorow)
Scrivere è come guidare nella nebbia. Puoi vedere solo fino a dove arriva la luce dei fari. Ma vuoi comunque proseguire il viaggio fino alla fine. (Edgard L. Doctorow)
Quando scrivi un libro, non pensi in termini di critica. Non vuoi sapere troppo bene cosa stai facendo. Prima scrivi il libro, poi trovi una giustificazione. Il libro nasce come una conversazione in cui un interlocutore parla molto e un altro ascolta molto. (Edgard L. Doctorow)
1.2.3. Opere di Alexander Sulimov.
Scrivere è come guidare nella nebbia. Puoi vedere solo fino a dove arriva la luce dei fari. Ma vuoi comunque proseguire il viaggio fino alla fine. (Edgard L. Doctorow)
Quando scrivi un libro, non pensi in termini di critica. Non vuoi sapere troppo bene cosa stai facendo. Prima scrivi il libro, poi trovi una giustificazione. Il libro nasce come una conversazione in cui un interlocutore parla molto e un altro ascolta molto. (Edgard L. Doctorow)
1.2.3. Opere di Alexander Sulimov.
sabato 11 luglio 2015
Le braccia intorno a te...
Quando non sei in grado di combattere, devi abbracciare il
tuo nemico. Se ha le braccia intorno a te, non può puntarti contro il fucile. (dialogo tratto dal film "Sette Anni in Tibet" di Bradley
Darryl Wong)
1.2. Palazzo dell'Unione Militare di Via Tomacelli Roma
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martedì 30 giugno 2015
Trattenuti sghignazzi sibilanti...
Opera di Gianni Bellini.
Guardandomi intorno mi accorsi che Ruskay's era un ristorante gay. I camerieri erano tutti gay, ed era gay anche l'onnipresente profumo di Windex usato per pulirli. I pavimenti piastrellati come una volta, le luci teatrali, gli scoppi di risate che si trasformavano all'istante in trattenuti sghignazzi sibilanti: tutto aveva un'aria piuttosto gay, anche gli uomini in T-shirt attillate a dispetto del freddo che faceva fuori, e io speravo solo che nessuno dei miei clienti mi vedesse lì. (dal romanzo di E. White "Jack Holmes e il suo amico)
Guardandomi intorno mi accorsi che Ruskay's era un ristorante gay. I camerieri erano tutti gay, ed era gay anche l'onnipresente profumo di Windex usato per pulirli. I pavimenti piastrellati come una volta, le luci teatrali, gli scoppi di risate che si trasformavano all'istante in trattenuti sghignazzi sibilanti: tutto aveva un'aria piuttosto gay, anche gli uomini in T-shirt attillate a dispetto del freddo che faceva fuori, e io speravo solo che nessuno dei miei clienti mi vedesse lì. (dal romanzo di E. White "Jack Holmes e il suo amico)
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martedì 23 giugno 2015
Eppoi tornò fuori inspirando...
Opera di Irina Karkabi.
Anna nuotava verso di lui e quando gli fu vicina Lorenzo le girò le mani attorno ai fianchi, strinse le natiche tra le mani, salì sulle anche e verso i seni e la baciò violentemente. Le morse il collo e la spalla e sentì il sale tra le labbra, la lingua bagnata e il collo bagnato e la strinse ancora di più contro di sè, premendo contro il seno forte come di un animale nel pieno della vitalità. Mentre lei sospirava, infilò la testa sott'acqua, la baciò ancora con violenza, spinse le labbra sull'ombelico e più giù divaricandole le gambe eppoi tornò fuori inspirando e lei gemeva e lui ricominciò a passarle la lingua sul corpo, ovunque, fin sotto le ascelle bianche e, mentre lei lasciava cadere la testa all'indietro, la prese con una mano tra le gambe. (tratto dal romanzo "Sono comuni le cose degli amici" di Matteo Nucci)
Anna nuotava verso di lui e quando gli fu vicina Lorenzo le girò le mani attorno ai fianchi, strinse le natiche tra le mani, salì sulle anche e verso i seni e la baciò violentemente. Le morse il collo e la spalla e sentì il sale tra le labbra, la lingua bagnata e il collo bagnato e la strinse ancora di più contro di sè, premendo contro il seno forte come di un animale nel pieno della vitalità. Mentre lei sospirava, infilò la testa sott'acqua, la baciò ancora con violenza, spinse le labbra sull'ombelico e più giù divaricandole le gambe eppoi tornò fuori inspirando e lei gemeva e lui ricominciò a passarle la lingua sul corpo, ovunque, fin sotto le ascelle bianche e, mentre lei lasciava cadere la testa all'indietro, la prese con una mano tra le gambe. (tratto dal romanzo "Sono comuni le cose degli amici" di Matteo Nucci)
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sabato 20 giugno 2015
Quel sorriso invadeva il mio corpo...
"Un sogno bellissimo che non avrei mai potuto immaginare in migliaia di sballi, vidi quella ragazza accanto a me che non era bella finché non sorrise, le ondate di calore che seguirono quel sorriso invadevano il mio corpo e uscivano per le punte delle mie dita come raggi multicolori, poi seppi che da qualche parte del mondo, da qualche parte, c'era l'amore anche per me...." (tratto dal film "The Basketball Diaries"-"Ritorno dal Nulla" con Leonardo Di Caprio "Jim Carroll")
1.2. Opere di Mel Odom.
mercoledì 17 giugno 2015
Un muro inondato di sole...
La stradina costeggiava un muro inondato di sole che proteggeva un giardino abbandonato da anni. Si vedevano gli alberi di limoni, qualche palma, e c'era odore di fiori di limoni già rinsecchiti e un sottofondo di cicale. Dall'altra parte si apriva la valle e le case di pietra dei contadini, i pollai, i campi coltivati, le vigne che digradavano nei terrazzamenti irregolari. (dal romanzo di Matteo Nucci "Sono comuni le cose degli amici")
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domenica 14 giugno 2015
Infilare un dito nel liquido tepore...
Dopo quell'episodio fu tacito tra loro che quando erano soli e si erano scolati qualche birra potevano baciarsi quanto volevano, e Jack poteva sollevarle la maglia, slacciarle il reggiseno, palparle e leccarle i grandi ma delicati seni, e anche passarle dolcemente la lingua intorno ai capezzoli. Di tanto in tanto se erano particolarmente in sintonia lui le sbottonava i jeans e le scostava le morbide mutandine di pizzo, poi infilava un dito nel liquido tepore che lì per lì sembrava accoglierlo ma che avrebbe potuto serrarglisi intorno alle nocche in qualunque momento. (dal romanzo di Edmund White "Jack Holmes e il suo amico)
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lunedì 8 giugno 2015
Una adirata, instancabile minoranza...
Non ci vuole una maggioranza per prevalere ma una adirata, instancabile minoranza, desiderosa di accendere focolai di libertà nelle menti degli uomini. (Samuel Adams, politico americano, 1722-1803)
1.2. Grotte buddiste di Longmen nella città di Luoyang Cina.
sabato 6 giugno 2015
Quante cose di me non ti ho mai detto!
Non avevo raccontato loro che un giorno, girovagando in bicicletta nelle campagne intorno alla casa dei nonni, ero entrato per caso a curiosare in quello che sembrava un rudere e, inaspettatamente, mi ero trovato di fronte a una mucca. Doveva aver partorito da poche ore; ai suoi piedi, con gli occhi ancora trasognati di chi viene da un altro mondo, giaceva il vitellino. Vedendomi, aveva emesso un forte soffio dal naso, come a dire: stammi lontano, non avvicinarti al mio piccolo; guarda, ma non toccare. Non c'era minaccia nel suo sguardo, piuttosto maestà, orgoglio, determinatezza. Aveva il naso umido, gli occhi con lunghe ciglia - neri, lucidi, profondi. Eravamo solo noi tre là dentro, ma era come se, fra i nostri tre sguardi, si fosse raccolto l'universo intero, come se la frammentarietà della mia vita, per un istante, si fosse ricomposta.
C'era stupore, e meraviglia e forza. C'era dono, cura e calore. C'erano le domande e le risposte, tutte raccolte in un unico soffio. Per questo, tornato a casa, con l'ingenuità dei miei dieci anni, avevo proclamato trionfante che avrei avuto una stalla. Quante cose di me non ti ho mai detto! Eravamo talmente giovani, talmente pieni di entusiasmo per il tempo che stavamo vivendo. C'era il presente - il tempo del nostro amore - e il futuro, che sarebbe stato ciò che negli anni a venire avremmo costruito insieme: il lavoro, la casa, i bambini, seguendo l'aspirazione di lasciare il mondo migliore di come l'avevamo trovato. Tutto ciò che era alle spalle non aveva nessuna imporanza, eravamo sicuri che la nostra passione e il nostro amore avrebbero superato ogni ostacolo. (dal romanzo di Susanna Tamaro "Per sempre")
1.2.3. Opere di Brian Richard Taddei.
C'era stupore, e meraviglia e forza. C'era dono, cura e calore. C'erano le domande e le risposte, tutte raccolte in un unico soffio. Per questo, tornato a casa, con l'ingenuità dei miei dieci anni, avevo proclamato trionfante che avrei avuto una stalla. Quante cose di me non ti ho mai detto! Eravamo talmente giovani, talmente pieni di entusiasmo per il tempo che stavamo vivendo. C'era il presente - il tempo del nostro amore - e il futuro, che sarebbe stato ciò che negli anni a venire avremmo costruito insieme: il lavoro, la casa, i bambini, seguendo l'aspirazione di lasciare il mondo migliore di come l'avevamo trovato. Tutto ciò che era alle spalle non aveva nessuna imporanza, eravamo sicuri che la nostra passione e il nostro amore avrebbero superato ogni ostacolo. (dal romanzo di Susanna Tamaro "Per sempre")
1.2.3. Opere di Brian Richard Taddei.
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mercoledì 3 giugno 2015
Sognare a occhi aperti su una vita immaginaria...
Opera di John Singer Sargent, Palazzo Labia, Venice, 1913.
A Jack non andava più a genio l'inaccessibilità di Will rispetto alla costanza della presenza di Peter. Preferiva fare sogni a occhi aperti su una vita immaginaria con Will che vivere la relazione con Peter. Gli piaceva provare a figurarsi come sarebbe stato toccare il corpo di Will e come avrebbe reagito ai suoi stimoli, piuttosto che conoscere a memoria il funzionamento di quello di Peter. Il sesso reale era troppo carnale, troppo medico, come se il sesso lo costringesse a immergersi nelle pulsazioni e nel sudore, tra i nervi, le valvole e le secrezioni, mentre le fantasie sessuali restavano pure astrazioni, erano spirituali, immateriali. (dal libro "Jack Holmes e il suo amico" di Edmund White")
A Jack non andava più a genio l'inaccessibilità di Will rispetto alla costanza della presenza di Peter. Preferiva fare sogni a occhi aperti su una vita immaginaria con Will che vivere la relazione con Peter. Gli piaceva provare a figurarsi come sarebbe stato toccare il corpo di Will e come avrebbe reagito ai suoi stimoli, piuttosto che conoscere a memoria il funzionamento di quello di Peter. Il sesso reale era troppo carnale, troppo medico, come se il sesso lo costringesse a immergersi nelle pulsazioni e nel sudore, tra i nervi, le valvole e le secrezioni, mentre le fantasie sessuali restavano pure astrazioni, erano spirituali, immateriali. (dal libro "Jack Holmes e il suo amico" di Edmund White")
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domenica 31 maggio 2015
Gira così forte che dà le vertigini...
Roma - Piazza del Popolo.
Nella sua Bombay i bambini giocano a cricket per strada, con una palla di gomma rossa, e anche se il battitore colpisce fortissimo e tira giù il vetro di una finestra, nessuno si arrabbia. Il vetro si riaggiusta da solo in pochi secondi, e il gioco riprende. L'arbitro è il vecchio padrone di una tabaccheria. Anche se non può concentrarsi troppo perchè deve vendere sigarette, "paan" e "supari", è così dotato che riesce a ricostruire mentalmente l'intera partita, palla dopo palla. Il lanciatore tira nei modi più strani. Prende la rincorsa all'indietro, senza nemmeno controllare i paletti e scaglia la palla alta nel cielo, se il battitore attende con pazienza che la palla ricada, cosa per cui possono volerci da uno a sette minuti. Quando finalmente la palla cade, gira così forte che dà le vertigini. (dal romanzo di Anosh Irani "Il bambino con i petali in tasca")
Nella sua Bombay i bambini giocano a cricket per strada, con una palla di gomma rossa, e anche se il battitore colpisce fortissimo e tira giù il vetro di una finestra, nessuno si arrabbia. Il vetro si riaggiusta da solo in pochi secondi, e il gioco riprende. L'arbitro è il vecchio padrone di una tabaccheria. Anche se non può concentrarsi troppo perchè deve vendere sigarette, "paan" e "supari", è così dotato che riesce a ricostruire mentalmente l'intera partita, palla dopo palla. Il lanciatore tira nei modi più strani. Prende la rincorsa all'indietro, senza nemmeno controllare i paletti e scaglia la palla alta nel cielo, se il battitore attende con pazienza che la palla ricada, cosa per cui possono volerci da uno a sette minuti. Quando finalmente la palla cade, gira così forte che dà le vertigini. (dal romanzo di Anosh Irani "Il bambino con i petali in tasca")
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venerdì 29 maggio 2015
Era così bella e seducente...
Will era così sexy e Jack lo desiderava a tal punto che non poteva credere di non essere ricambiato. Cosa sarebbe successo se Jack gli fosse scivolato vicino e gli avesse messo una mano sull'inguine, come Edward aveva fatto con lui? Sarebbe stato come quel pomeriggio con Rebekkah, quando erano entrambi su di giri e lui si era fatto avanti e si sentiva uno stupratore ma poi aveva scoperto che anche lei aveva voglia di scopare? O forse no. E se Will l'avesse respinto e si fosse messo a guardarlo spaventato, indignato, schifato? Forse la situazione era un pò come la musica che stavano ascoltando. Era così bella e seducente che sicuramente anche Will ne stava godendo, sebbene due settimane prima fosse stato categorico nel dichiarare di odiare in toto la musica pop. "Non è neanche musica, non so nemmeno cosa ci sia da stare ad ascoltare - è rumorosa, banale, ha un ritmo monotono, è prevedibile ed è anche troppo breve e inconcludente. Non ha uno sviluppo. Non è niente. Niente!"
Era così facile, guardando Will da fumato, convincersi che fosse la voce un pò monocorde di Dionne Warwick a stregarlo fluttuando sopra quegli ammassi di archi, così come era impossibile resistere alla suggestione di un Will eccitato, a cui non sarebbe dispiaciuto essere inghiottito dalla calda, umida bocca di un amico. Lo stava solo immaginando o quella piega nei pantaloni si stava ingrossando, trasformandosi in un'erezione un battito dopo l'altro? Will faceva finta di sonnecchiare ma sapeva benissimo che Jack stava fiutando la sua eccitazione, anche da laggiù. Ma Jack non fece nulla e quell'attimo si paralizzò, come il sorriso su un volto carbonizzato. Per fortuna. Perchè subito dopo Will si stirò e si sedette e parlò con il suo viso austero, quasi gotico. "Malgrado quella musica zuccherosa mi sono addormentato. Come fai ad ascoltare quella robaccia?" (dal libro "Jack Holmes e ilsuo amico" di Edmund White)
Era così facile, guardando Will da fumato, convincersi che fosse la voce un pò monocorde di Dionne Warwick a stregarlo fluttuando sopra quegli ammassi di archi, così come era impossibile resistere alla suggestione di un Will eccitato, a cui non sarebbe dispiaciuto essere inghiottito dalla calda, umida bocca di un amico. Lo stava solo immaginando o quella piega nei pantaloni si stava ingrossando, trasformandosi in un'erezione un battito dopo l'altro? Will faceva finta di sonnecchiare ma sapeva benissimo che Jack stava fiutando la sua eccitazione, anche da laggiù. Ma Jack non fece nulla e quell'attimo si paralizzò, come il sorriso su un volto carbonizzato. Per fortuna. Perchè subito dopo Will si stirò e si sedette e parlò con il suo viso austero, quasi gotico. "Malgrado quella musica zuccherosa mi sono addormentato. Come fai ad ascoltare quella robaccia?" (dal libro "Jack Holmes e ilsuo amico" di Edmund White)
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giovedì 28 maggio 2015
Quella oscena colata di case corrose dalle piogge e...
Qualche volta me ne andavo in giro per il parco da solo, e mi fermavo sull'orlo dello strapiombo a guardare la città di sotto che si apriva come un ventre tumefatto in mezzo ai fumi e al chiasso furioso che lassù arrivava ovattato. Il mare sembrava immobile e oleoso anche nei giorni di vento, e la luce accecante della primavera faceva apparire ancora più oscena la colata di case corrose dalle piogge e dall'incuria. (tratto dal libro "Di questa vita menzognera" di Giuseppe Montesano)
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mercoledì 20 maggio 2015
Rafforzare la pazienza e la compassione...
I tibetani dicono che il nemico è un grande maestro, perchè solo un nemico ti aiuta a rafforzare la pazienza e la compassione. (dal film "Sette anni in Tibet", Brad Pitt)
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lunedì 11 maggio 2015
Il ragazzo della porta accanto...
Jack era alto e slanciato e aveva addominali duri come il guscio di una tartaruga. I suoi capelli lisci si potevano definire biondo sporco, per quanto lui li tenesse pulitissimi lavandoli con lo shampoo Breck, un prodotto per donne. Le compagne a cui Jack era simpatico dicevano che aveva un aspetto da ragazzo della porta accanto, mentre quelle a cui piaceva davvero vedevano in lui il lanciatore di una squadra di baseball. A ogni complimento o cenno di interesse nei suoi confronti esultava (cosa di cui si pentiva all'istante). Si chiedeva se i suoi bizzarri genitori fossero coscienti del suo valore. Il sabato sera i ragazzi del collegio guardavano un film con le ragazze della scuola femminile gemellata con la loro. I ragazzi, soprattutto i convittori, con le donne erano goffi come monaci, ed era sempre un'impresa convincerli a rivolgere la parola alle loro ospiti durante il rinfresco a base di biscotti e sidro analcolico che seguiva la proiezione. I non convittori, che di solito passavano il fine settimana a casa, erano molto più a loro agio quando gli capitava di partecipare a quelle serate. Se non altro trattavano le donne come esemplari della stessa specie, mentre i convittori deglutivano imbarazzati, cambiavano colorito e si prendevano a gomitate nelle costole, quasi che le ragazze fossero cose preziose di cui avere soggezione, come cavalli purosangue appena acquistati.
Jack andava d'accordo con maschi e femmine perchè era il classico "bravo ragazzo". Aveva l'abitudine di porre domande insolite e molto precise anche a completi estranei. A una mostra fotografica studentesca poteva, senza alcun preambolo, chiedere alla persona in piedi accanto a lui: "Si vede proprio che sono scatti dello stesso fotografo, eh? I soggetti sembrano tutti usciti dagli anni Trenta." Per quanto strano fosse l'approccio, a Jack bastava che l'interlocutore gli dicesse come la pensava. Gli dava l'impressione che si conoscessero da una vita. (tratto dal libro "Jack Holmes e il suo amico" di Edmund White)
Jack andava d'accordo con maschi e femmine perchè era il classico "bravo ragazzo". Aveva l'abitudine di porre domande insolite e molto precise anche a completi estranei. A una mostra fotografica studentesca poteva, senza alcun preambolo, chiedere alla persona in piedi accanto a lui: "Si vede proprio che sono scatti dello stesso fotografo, eh? I soggetti sembrano tutti usciti dagli anni Trenta." Per quanto strano fosse l'approccio, a Jack bastava che l'interlocutore gli dicesse come la pensava. Gli dava l'impressione che si conoscessero da una vita. (tratto dal libro "Jack Holmes e il suo amico" di Edmund White)
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giovedì 7 maggio 2015
Lo vedevo sconosciuto...
In quell'esatto momento Andrea uscì dai perimetri della mia vita e non so con quale coraggio mi fece il suo "in bocca al lupo" per il locale. Mi rendevo sempre più conto di quanto fosse imbecille. Mai una volta gli era passato per la testa non dico di chiedermi scusa , ma quantomeno di giustificare o spiegare anche successivamente la sua uscita di scena dal Red Deer, dopo tutti i suoi propositi eccellenti, i discorsi e i sogni di Londra, l'entusiasmo infiammato. E da un giorno all'altro, era stato come se il club non l'avesse mai riguardato. Per un attimo volli vederlo complice, quando si rammaricava che non avevamo ancora trovato niente in cui tuffarci, neanche un pezzetto di nuvola a cui aggrapparci per raggiungere il futuro, ancora inesistente. Anche se era sincero, stavolta non aveva fatto in tempo, era arrivato tardi e non c'era più posto per lui. Solo io l'avevo riscaldato di certezze, e non me ne facevo più niente delle sue bugie. Lo vedevo sconosciuto all'improvviso. Lo vedevo per la prima volta. Cosa voleva questo estraneo nella mia cucina, a tavola con me, mi chiedevo. E mi dava fastidio anche il rumore del suo bicchiere ora vuoto, con dentro il cucchiaino sporco e biancastro. Ad Andrea il latte piaceva zuccherato. Ma il passato era finito e si capovolgeva nel mio bicchiere mentre lui, nonostante il mio rifiuto, mi versava ancora latte; si capovolgeva nei cerchi alla base, nel liquido bianco che piano piano saliva, fino al bordo. Ma non toccai quel bicchiere. Stavolta no. Quando Andrea se ne andò, gettai la nostra storia nel cesso, come carta igienica. Era finita. Quella volta lo dissi io. (dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
1.2. Opere di Diego Tolomelli.
1.2. Opere di Diego Tolomelli.
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mercoledì 6 maggio 2015
L'impeto del desiderio...
Gli passai le mani tra i capelli, gli presi le mani e le dita, poi avvicinai la bocca alle sopracciglia, alle palpebre, lasciando un'impronta di saliva. Scesi sulle guance ruvide, poi il mento, il pomo d'Adamo rigido e orgoglioso. Il collo, il petto seminudo. Giocai con la peluria, irta, nera. Le mie mani entrarono nella sua camicia, la sbottonai, gli accarezzai i pettorali. Appoggiai la testa sul suo ventre, con le dita sentii il rigido degli addominali. Lo esplorai e lo baciai aggressivo, cercando ristoro di sensi smaniosi. Andai più giù, la pelle aveva il segno dei jeans, stretti sulla vita. Quando avvertii il suo sesso inturgidirsi provai un piacere acuto e struggente, mi sembrò di placare un istinto primordiale. Lo superai passandoci sopra le mani, infilandole nell'interstizio semichiuso della lampo metallica, gli sbottonai i jeans. Continuai a farmi tenero tra le sue braccia, tra le sue gambe, scovando strati di pelle con la lingua; mi rotolai da destra a sinistra cercando un appiglio, qualcosa da possedere. Appoggiai le labbra sul suo pene eretto e lo accolsi dentro di me. Fu finalmente mio. Mi piaceva il suo sapore fra le lenzuola stropicciate di bianco. Gli occhi seguirono la curiosità delle dita, le mani strinsero il vigore del corpo, la bocca assaporò l'impeto del desiderio. Andrea ricambiò i miei gesti come in uno specchio fatato, sembrava un angelo venuto da un regno incantato. Un principe indiano. O forse no. Un dio.
E come un dio alzò la mia testa, se la portò sulla spalla massiccia. Mosse il bacino, mi girò prima staccandosi e poi riavvicinandosi piano. Spinse, prima delicato poi irruente. E poi altre volte. Quando esausto si fermò, i miei glutei vibravano lenti. Posò la testa sulla mia schiena, sulla curva della spina dorsale. Sentii i capelli scendere, sorrisi, provai a cercare dietro di me qualcosa da toccare: il naso, le orecchie, un labbro. Provai a rigirarmi ma il peso del suo corpo non mi permise di farlo. Si alzò appena qualche centimetro in aria, teso sulle braccia. Ricominciò piano senza dire una sola parola. Ci possedemmo profondamente, a lungo. Poi ci distendemmo supini, uno accanto all'altro, immobili. Inanimati. (tratto dalo libro "Latte acido" di Rossella Longo)
1. Opera di Volodia Popov; 2. Opera di Viktor Sheleg (Black and Red).
E come un dio alzò la mia testa, se la portò sulla spalla massiccia. Mosse il bacino, mi girò prima staccandosi e poi riavvicinandosi piano. Spinse, prima delicato poi irruente. E poi altre volte. Quando esausto si fermò, i miei glutei vibravano lenti. Posò la testa sulla mia schiena, sulla curva della spina dorsale. Sentii i capelli scendere, sorrisi, provai a cercare dietro di me qualcosa da toccare: il naso, le orecchie, un labbro. Provai a rigirarmi ma il peso del suo corpo non mi permise di farlo. Si alzò appena qualche centimetro in aria, teso sulle braccia. Ricominciò piano senza dire una sola parola. Ci possedemmo profondamente, a lungo. Poi ci distendemmo supini, uno accanto all'altro, immobili. Inanimati. (tratto dalo libro "Latte acido" di Rossella Longo)
1. Opera di Volodia Popov; 2. Opera di Viktor Sheleg (Black and Red).
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martedì 5 maggio 2015
I suoi occhi erano perle nere...
Le dissi che era venuto a trovarmi Andrea per fare due chiacchiere nel mio nuovo appartamento sopra il locale. Era situato al primo piano, me l'avevano affittato per poche centinaia di migliaia di lire al mese e per me era stato un vero affare considerata la mia triste situazione economica. "Fantastico!" disse lei, anche se non capii se parlava di Andrea o dell'appartamento. Andrea tornò a farmi visita. Annoiatosi di Anna, rientrò di sghembro nella mia vita e nel mio letto. I suoi occhi erano perle nere che luccicavano dagli zigomi sporgenti, lo sguardo liquido mi pervase tutto. Il portamento sicuro, seducente, sembrava sussurrasse misteriose leggende dell'abbisso cristallino dei suoi silenzi. Andrea mi guardò. Scrutò la mia camera, gli oggetti allineati, il letto di legno. Senza parlare mi avvicinai a lui, sentii quel profumo a me subito familiare. Fui attratto dagli occhi profondi, dalle labbra carnose, dal corpo ambrato. Senza opporre alcuna resistenza mi abbandonai a lui come ne fossi calamitato. Mentre bruciavo di voglia tramutavo le mie pulsazioni in piccoli gesti, ora delicati, ora virili. Fuori l'aria era stanca. La città era appesantita e oppressa dall'afa. I vicini erano al mare, pure il gatto si erano portati. Mi ero abituato al suo miagolio. L'asfalto era cotto dal sole, le vie lunghe e sfocate dal caldo. Solitudine. Sembrava una condizione priva di forme di vita, nè voci nè suoni, un'amorfa dimensione opalescente, senza volume. Abbandono. (tratto dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
Foto 1. Museo Chiaramonti, (Musei Vaticani Roma); 2. Palacio Carlos V Alhambra.
Foto 1. Museo Chiaramonti, (Musei Vaticani Roma); 2. Palacio Carlos V Alhambra.
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lunedì 4 maggio 2015
Quello che ci capitò in quei giorni fu esagerato...
La sera del tappeto, della cena cinese e del cinema iniziò una storia di fantascienza, proprio come i discorsi di Andrea. Stentavo a crederci. Andrea mi prese la mano come mai prima e mi condusse a vedere quello che c'è dopo la neve, quello che non vedi neanche quando stai fatto fino all'anima. Mi portò in mondi nascosti dove nessuno mi aveva mai portato, dove niente poteva stare in quel momento oltre il cielo e il fuoco, ancora più avanti sino alla fine del mondo. Andrea mi chiese, sfiorandomi di sospiri baciati come l'offerta di una vergine, io mi sentii chiesto e risposi. A quella voce tanto attesa, desiderata con tutto me stesso per così lungo tempo. Non cercai spiegazioni a quel cambiamento. Le relazioni, specie quelle più difficili e delicate, assumono improvvise e diverse configurazioni modificandosi, talvolta, senza una razionale motivazione.
Forse perchè noi stessi decidiamo che è giunto il momento di cessare il fuoco e di ricongiungerci con la nostra parte vera, quella che sola ascolta ciò che desideriamo e che resta la nostra parte migliore. Dopo quella sera, in cui io e Andrea intrecciammo i nostri corpi alle nostre anime, ne seguirono ancora altre meravigliose, curiose. Segretamente scoprimmo la città di cui nessuno ci aveva mai parlato, assaporammo morbosamente il piacere che i nostri genitori non ci avevano mai spiegato. Pensai a papà che mi aveva comprato i profilattici l'estate in cui ero andato a Riccione e a mamma che mi lasciava da solo con Laura per fare l'amore e noi a parlare, invece, sempre e solo parlare, io che non la volevo, spinto fuori dal suo corpo di curve. Quello che ci capitò in quei giorni fu esagerato. Non trovo altre parole. Aveva ragione Andrea sulle storie di viaggi in altre mondi, prima o poi si avverano. Quando meno te l'aspetti, quando stai al cenone di Capodanno o in un negozio d'abbigliamento a misurarti i pantaloni. (tratto dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
Foto 1.2. Acquario Moby Dick del Parco Leonardo di Fiumicino (Roma)
Forse perchè noi stessi decidiamo che è giunto il momento di cessare il fuoco e di ricongiungerci con la nostra parte vera, quella che sola ascolta ciò che desideriamo e che resta la nostra parte migliore. Dopo quella sera, in cui io e Andrea intrecciammo i nostri corpi alle nostre anime, ne seguirono ancora altre meravigliose, curiose. Segretamente scoprimmo la città di cui nessuno ci aveva mai parlato, assaporammo morbosamente il piacere che i nostri genitori non ci avevano mai spiegato. Pensai a papà che mi aveva comprato i profilattici l'estate in cui ero andato a Riccione e a mamma che mi lasciava da solo con Laura per fare l'amore e noi a parlare, invece, sempre e solo parlare, io che non la volevo, spinto fuori dal suo corpo di curve. Quello che ci capitò in quei giorni fu esagerato. Non trovo altre parole. Aveva ragione Andrea sulle storie di viaggi in altre mondi, prima o poi si avverano. Quando meno te l'aspetti, quando stai al cenone di Capodanno o in un negozio d'abbigliamento a misurarti i pantaloni. (tratto dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
Foto 1.2. Acquario Moby Dick del Parco Leonardo di Fiumicino (Roma)
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domenica 3 maggio 2015
Non capivo niente, avevo il respiro...
Il tredici marzo avvenne, però, una cosa del tutto inaspettata. Una sera Andrea mi convinse ad andare al cinema a vedere uno di quei soliti splatter di cadaveri putrefatti e sgorbi genetici. Schifosi. Lo accontentai. Al cinema si spensero le luci e iniziarono i titoli di apertura, poi le prime scene. Mi disse sottovoce che aveva fame e io non persi occasione per evitare quelle scene da voltastomaco. Andai a prendergli una busta di pop-corn e una Coca-Cola: ero contento di prendermi cura di lui, a prescindere dai suoi rifiuti che avvertivo non essere coerenti. Andrea mi ringraziò col suo sorriso a bocca intera, che ricostruivo a memoria data la luce bassa della proiezione. Durante il film infilai la mano sotto il suo cappotto, lo toccai tra le gambe, dentro ai pantaloni, lui non si negò. Finalmente, raggiunsi il suo pene. Lo strinsi, vogliosamente. Diventava sempre più duro. Lui mise la sua mano sulla mia. All'improvviso sentii un calore avvolgermi dentro, un brivido dalle dita irrorarsi lungo le vene fino all'incavo del braccio, espandersi dalle gambe sempre più fitto, denso fino al basso ventre. Non capivo niente, avevo il respiro irregolare, il cuore mi rimbombava nel torace. Non ebbi paura per un attimo, neanche alle scene coi morti viventi. E non mi metteva in imbarazzo l'erezione sotto i miei e i suoi pantaloni. Usciti dal cinema andammo al ristorante cinese, quello all'angolo della strada dover abitavo, proprio sotto casa di Chiara. (tratto dal libro "Latte acido" di Rossella Longo)
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mercoledì 29 aprile 2015
Non essere altezzosi con...
Non dobbiamo essere altezzosi con gli ignoranti: la loro sensibilità è spesso troppo profonda per sfidare la precisione dei numeri o i ghirigori di una lettera dell'alfabeto. A 11 anni Picasso non capiva ancora l'aritmetica perchè per lui il numero "sette" era una naso capovolto. (Norman Mailer del "New York Times Magazine)
sabato 25 aprile 2015
Sud, scavame ‘a fossa...
Sud, scavame ‘a fossa,
voglio muri’ cu te!
Mmiez’ ‘e penziere d’ ‘a gente
dint’ ‘a chest’aria ‘e turmiente.
Sud, scavame ‘a fossa,
voglio muri’ cu te...
‘Ncopp’ ‘o presepio a Natale,
dint’ a ‘nu cuopp’ ‘e giurnale. (di Pino Daniele)
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domenica 19 aprile 2015
Il porto tranquillo...
Non il giovane è felice, ma il vecchio che ha vissuto una vita bella. Infatti il giovane nel fiore della età è sempre in balia della sorte; il vecchio invece è approdato alla vecchiaia come a un porto tranquillo e di tutti i beni che prima aveva con dubbio sperato ora ha sicuro possesso nella tranquilla gioia del ricordo. (Epicuro dell'isola di Samo, filosofo)
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venerdì 17 aprile 2015
Rapidi fuggono gli anni...
Rapidi fuggono gli anni e non esiste fede o preghiera che possa aiutarti a ritardare l'assalto delle rughe, l'incalzare della vecchiaia e l'ineluttabilità della morte. (Quinto Orazio Flacco "Orazio", poeta)
mercoledì 15 aprile 2015
C'è differenza tra chi ha un amico e chi lo cerca...
Opera di Renso Castaneda.
Tra chi ha un amico e chi lo cerca c'è differenza, come tra il contadino che miete e quello che semina. Il filosofo Attalo era solito dire che farsi un amico dà più gioia che averlo, "come al pittore procura più gioia l'atto di dipingere che l'opera finita." L'attendere con zelo a un lavoro dà di per sé un grande piacere: non ne prova, invece, uno uguale chi, finita un'opera, toglie mano. Gode ormai del frutto della sua arte: dipingendo, invece, godeva dell'arte stessa. I figli adolescenti dànno più frutti, ma da piccoli ci dànno una felicità più dolce. (Lucio Anneo Seneca "Lettere a Lucilio" - Libro Primo, capitolo 9°, paragrafo 7°)
Tra chi ha un amico e chi lo cerca c'è differenza, come tra il contadino che miete e quello che semina. Il filosofo Attalo era solito dire che farsi un amico dà più gioia che averlo, "come al pittore procura più gioia l'atto di dipingere che l'opera finita." L'attendere con zelo a un lavoro dà di per sé un grande piacere: non ne prova, invece, uno uguale chi, finita un'opera, toglie mano. Gode ormai del frutto della sua arte: dipingendo, invece, godeva dell'arte stessa. I figli adolescenti dànno più frutti, ma da piccoli ci dànno una felicità più dolce. (Lucio Anneo Seneca "Lettere a Lucilio" - Libro Primo, capitolo 9°, paragrafo 7°)
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